Arianna Ellero, artista visiva di Udine con formazione tra Berlino e la Svizzera, ridefinisce la pittura come un campo vivo, dove materia, luce e percezione si sfidano e si intrecciano. La sua pratica attraversa suono, digitale e pigmento, dando vita a opere che non si limitano alla visione, ma la mettono in crisi. Dal bianco inteso come spazio di possibilità, alla dissoluzione della forma in luce e vibrazione, fino alle sperimentazioni digitali sul volto come campo di smaterializzazione, la pittura diventa un atto percettivo: instabile, poroso.
Con l’introduzione dello spray mescolato ad oli e pigmenti, la superficie pittorica si fa tensione pura: chimica, natura e gesto si sovrappongono, amplificando il contrasto tra controllo e imprevedibilità.
L’instabilità è il motore della sua ricerca: una condizione attiva, generativa, da cui emergono nuovi assetti visivi e percettivi.
È nello slittamento, nella variazione e nella sospensione che la pittura acquista urgenza, aprendosi al cambiamento continuo.
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Ellero non crea immagini da contemplare, ma spazi aperti e processuali, dove la pittura si dissolve, vibra e riemerge come esperienza viva.
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Più volte finalista all’exibartprize, nel 2023 si classifica al secondo posto. Menzione d’onore per Art Matters 8 e 10 di Galerie Biesenbach, Colonia (2023–2024). Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private, sono state selezionate per la Minotti Collection (Salone del Mobile, Milano, 2024), a cura di Giampiero Tagliaferri e Diane Van Impe (Wiels, Bruxelles), e presentate in diverse sedi espositive in Italia, Germania, Austria e Slovenia.